«La meraviglia non ha sempre un indirizzo lontano. A volte abita nella strada che percorriamo ogni giorno.»
Il balcone sopra la farmacia ha una ringhiera lavorata come un ricamo. All’angolo della piazza, una pianta cresce tra due pietre. Dopo la pioggia, il portico raddoppia nelle pozzanghere e sembra appartenere a un’altra città.
Sono particolari che incontriamo da anni. Eppure, se qualcuno ci chiedesse di descriverli, forse non sapremmo farlo.
La bellezza quotidiana ha questo destino curioso: più ci è vicina, più facilmente diventa uno sfondo. Conosciamo così bene la strada da non guardare più le finestre, i cortili, le ombre che cambiano sui muri.
Poi accompagniamo qualcuno che non è mai stato lì. Si ferma davanti a un portone, alza gli occhi verso un tetto, ci domanda che cosa ci sia oltre un arco. E improvvisamente il nostro quartiere torna a essere un luogo da scoprire.
La meraviglia nei luoghi quotidiani non richiede scenari perfetti. Può stare in una facciata scolorita, nella geometria di una scala, in un ramo che attraversa una cancellata.
Non ogni giornata porterà qualcosa di straordinario. Ma nessuna strada si esaurisce soltanto perché sappiamo già dove conduce.
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