Al banco della frutta, una cassetta di castagne porta con sé un’idea precisa di autunno. Poco più in là ci sono zucche da tagliare, mele diverse per forma e colore, grappoli da scegliere senza staccarne gli acini.
È un calendario senza pagine: lo leggiamo attraverso ciò che arriva sulla tavola.
Possiamo trovare moltissimi prodotti durante tutto l’anno. Eppure, nei sapori di stagione resta qualcosa che l’abbondanza continua non riesce a sostituire: l’attesa di un ritorno.
Le prime castagne non sono soltanto castagne. Sono il cartoccio caldo tra le mani, la buccia che resiste, qualcuno che apre la finestra perché in cucina è rimasto un po’ di fumo. Sono una serata che prende forma attorno a qualcosa di semplice.
La cucina d’autunno non ha bisogno di diventare una gara di ricette. Basta una zucca al forno, una minestra servita quando fuori fa fresco, una mela tagliata mentre si sparecchia.
Non occorre apparecchiare una scena perfetta. Ci sono piatti che riescono meglio di altri, bucce sul tavolo e pentole ancora da lavare. È proprio lì che la stagione smette di essere una fotografia e diventa qualcosa che abitiamo.
Forse è questo il piacere dei sapori di stagione: danno a ogni periodo dell’anno un posto riconoscibile nella nostra cucina.
E quando ritornano, non serve controllare la data. Il primo profumo ha già annunciato il mese.
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