Riflessioni sulla coerenza: i valori si vedono quando rispettarli costa
Essere corretti quando tutto procede a nostro favore è una cosa. Restarlo quando potremmo ottenere un vantaggio facendo un’eccezione è un’altra.
Le riflessioni sulla coerenza cominciano proprio qui: dalla distanza, a volte piccola e a volte enorme, tra i principi che dichiariamo e le decisioni che prendiamo.
Dire che crediamo nell’onestà è semplice. Restituire una somma ricevuta per errore richiede un gesto.
Dire che rispettiamo il lavoro degli altri è semplice. Riconoscere un contributo davanti a chi potrebbe attribuirci tutto il merito richiede una scelta.
I valori nella vita diventano visibili quando passano dalle parole ai fatti.
La comodità delle eccezioni
“Solo questa volta.”
“Tanto lo fanno tutti.”
“Nessuno se ne accorgerà.”
A volte non rinunciamo apertamente a un principio. Gli costruiamo intorno una giustificazione che ci permetta di aggirarlo.
Condanniamo i favoritismi, ma chiediamo che una regola venga saltata per una persona che conosciamo. Vogliamo puntualità dagli altri, ma trattiamo il nostro ritardo come un dettaglio. Ci indigniamo per una scorrettezza, finché quella stessa scorrettezza non ci conviene.
La domanda, allora, non è soltanto: “In quali valori credo?”.
È anche: “Li considero validi quando limitano un mio vantaggio?”.
Coerenza non significa non cambiare mai idea
Essere coerenti non vuol dire difendere per sempre una posizione soltanto perché l’abbiamo sostenuta in passato.
Possiamo scoprire di aver giudicato male una situazione. Ricevere informazioni che non avevamo. Ascoltare un’obiezione fondata.
In quei casi, cambiare idea non significa tradire un principio. Può significare rispettarlo meglio.
Se diciamo di tenere alla verità, dobbiamo lasciare spazio anche a ciò che smentisce la nostra versione. Se crediamo nella correttezza, non possiamo usarla soltanto per valutare il comportamento altrui.
La coerenza tra parole e azioni comprende anche una frase poco comoda: “Mi ero sbagliata”.
Non ci rende impeccabili. Ci rende disposti a correggere la direzione.
I valori si vedono nei dettagli
Non servono sempre decisioni straordinarie.
La coerenza può essere un documento in cui compare anche il nome di chi ha collaborato. Un conto segnalato perché manca una voce. Una regola applicata con lo stesso criterio a una persona simpatica e a una che lo è meno.
Sono gesti che forse non riceveranno applausi. Qualcuno potrebbe perfino considerarli ingenui o poco convenienti.
Ma se un valore conta soltanto quando non ci chiede nulla, quanto spazio gli stiamo dando davvero?
Queste riflessioni sulla coerenza non sono un invito alla perfezione. Sono un invito a osservare le nostre eccezioni, soprattutto quelle che difendiamo con maggiore facilità.
Non possiamo scegliere ogni circostanza. Possiamo però domandarci che cosa siamo disposti a fare per ottenere un risultato e a che cosa, invece, non vogliamo rinunciare.
Perché non basta arrivare dove desideriamo. Conta anche poter riconoscere come ci siamo arrivati.
La coerenza comincia quando smettiamo di chiedere ai nostri valori di farsi da parte appena diventano scomodi